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ALLA SCOPERTA DELLE FONTI TERMALI
A Villa dei Cedri l’acqua calda è stata scoperta per una fortunata
casualità avvenuta durante la gestione della SOGEO Spa. Nel 1989,
volendo migliorare l’impianto d’irrigazione del parco, ci si accorse
che l’acqua a disposizione non bastava per l’intera area di ben
tredici ettari. L’allora amministratore della società, dr. Vittorio
Nalin, decise di far perforare il terreno alla ricerca di falde
acquifere, indicando anche il punto dove eseguire la trivellazione.
I tentativi portarono a una scoperta sorprendente: a 160 e a 200
metri di profondità l’acqua scorreva abbondante su due falde diverse
ma con una temperatura di 36,5 – 37 °C l’una e di 42 °C l’altra. La
quantità trovata suppliva abbondantemente alle carenze d’acqua per
l’irrigazione ma, data la temperatura, si aprivano nuove prospettive.
Infatti, quando nacquero gli stabilimenti termali, generalmente gli
stessi venivano abbelliti con piantumazioni onde rendere più
suggestivo e allettante il soggiorno degli ospiti. A Villa dei Cedri
è successo il contrario: esisteva un grande parco secolare e
all’interno di esso è avvenuta la scoperta dell’acqua calda. Fu così
che i soci della nuova Società Villa dei Cedri S.p.A. ( dr. Vittorio
Nalin e Giovanni Martinelli ) decisero subito di realizzare uno
stabilimento termale investendo nel progetto i capitali necessari.
Campioni dell’acqua furono ripetutamente sottoposti all’esame della
Regione perché ne analizzasse le caratteristiche chimico-fisiche
com’è previsto dalla legge. Era necessario che queste
caratteristiche chimico-fisiche risultassero costanti ed esenti da
qualsiasi inquinamento microbiologico. Alla fine un ricco dossier
venne sottoposto al Ministero della Sanità che, vagliati tutti i
documenti, rilasciò la certificazione che definiva termali le
sorgenti di Villa dei Cedri. Esisteva anche un’altra opportunità.
Per la purezza e l’equilibrata componente si sali le acque potevano
essere imbottigliate come “minerali” essendo classificate come
bicarbonato-calcio-magnesiache con significativa presenza di silicio.
La fonte a 36,5 °C presentava un residuo fisso al di sotto dei 500
milligrammi per litro e venne certificata come oligominerale,
l’altra a 42 °C con residuo fisso sui 1.000 milligrammi per litro,
come minerale.
I
LAGHETTI TERMALI
Il laghetto che esisteva nel parco, costruito a fine Settecento,
rigorosamente previsto nella composizione dei parchi romantici,
veniva alimentato originariamente da un ruscello. Il ruscello è
stato lasciato nel suo alveo originale e così fu possibile immettere
l’acqua termale nel laghetto dopo aver realizzato una complessa
impiantistica. Lungo il camminamento periferico del laghetto sono
stati anche disposti degli idromassaggi con forti getti; sotto di
essi i bagnanti possono usufruire di un energico massaggio idrico.
Sono state inoltre ideate alcune cascatelle più basse sotto cui è
possibile sostare beneficamente accarezzati dall’acqua.
Per variare l’offerta di balneazione si sono ideate due vasche che
sono state immerse nel laghetto “a bagno maria”, isolate
completamente dal resto del bacino. In una della due vasche la
temperatura i 37°C, nell’altra i 39°C in modo da poter creare una
temperatura differenziata rispetto a quella del laghetto che si
aggira sui 34°C.
Un getto d’acqua al centro del laghetto, che raggiunge l’altezza di
una decina di metri polverizzandosi in minuscole goccioline,
ricadendo, rinfresca tutto l’ambiente.
Un’esperienza suggestiva si prova anche all’interno della grotta.
Già all’ingresso un velo d’acqua predispone a un ambiente più intimo.
La temperatura leggermente più alta dell’esterno, vi produce una
tenue vaporizzazione creando un clima suggestivo e rilassante.
Una caratteristica di tutto il complesso è rappresentata dell’enorme
ricambio di acqua programmato.
Il laghetto, che contiene 5.000 metri cubi di acqua, ne riceve ogni
giorno e ne scarica circa 3.000; in questo modo è garantito un
ricambio totale del bacino nell’arco di meno di 48 ore.
Successivamente si scoprì che nel parco, a suo tempo, esisteva un
secondo laghetto o meglio il ruscello a un certo punto di allargava
formando uno specchio d’acqua. Questo fatto risultava documentato da
una fotografia scattata alla fine dell’Ottocento. Fu così che si
potè ripristinare l’originario assetto del parco con un recupero
ambientale. Anche questo secondo laghetto è stato attrezzato come il
primo.
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